Nell’anno 841, nel corso di una lotta per la successione al ducato di Benevento, il principe Radelchi I assoldò una banda di Saraceni, comandata dal berbero Halfun, contro Landolfo, Conte di Caserta: i mercenari al soldo di Radelchi saccheggiarono e distrussero l’antica Capua (l’odierna Santa Maria Capua Vetere), così da costringere la popolazione alla fuga. Dopo la distruzione, la popolazione fuoriusciva dalla città in rovina e si rifugiava dapprima a Sicopoli (villaggio ai piedi del Monte Triflisco) per poi collocarsi, dopo pochi anni (nell’856), su un’ansa del fiume Volturno, sul luogo dove aveva sede il porto fluviale romano di Casilinum. Veniva così costituita la “Nuova Capua” corrispondente oggi al comune della provincia di Caserta denominato appunto Capua.

Durante il X secolo, la nuova Capua, divenne la capitale del Principato di Capua, uno stato autonomo esteso su tutta la Terra di Lavoro fino al fiume Garigliano. Capua estese il suo controllo sulle cittadine e sui borghi limitrofi di Caserta, Teano, Sessa, Venafro e Carinola; potenziandosi ulteriormente, arrivò a controllare i territori del Ducato di Napoli, di Montecassino, sede della celebre Abbazia, e di Gaeta[senza fonte], che all’epoca era forse il porto più importante sul versante tirrenico del centro Italia.

Verso la fine del medesimo secolo, Capua raggiunse il suo apogeo: il Principe Pandolfo I Testadiferro (961 – 981) riunificò i domini dell’Italia longobarda meridionale[senza fonte], inoltre venendo in aiuto di Papa Giovanni XIII, esule da Roma tra il 965 ed il 966, ottenne l’elevazione di Metropolita per la Chiesa Capuana.

 

 

Nell’anno 1059 il conte normanno di Aversa Riccardo I Quarrel conquistò il potente Principato longobardo di Capua. Durante la dominazione Normanna la città vide accrescere ulteriormente la sua importanza strategica, sia dal punto di vista militare che commerciale; essa divenne in poco tempo un florido porto fluviale, racchiuso all’interno di una forte cinta muraria. Dopo appena cinquant’anni dall’occupazione di Riccardo I, la città pagò lo scotto di essere un centro strategicamente importante: fu occupata da Enrico VI di Svevia che ne ordinò la demolizione delle mura, in seguito ricostruite. Federico II di Svevia decise di edificare le due torri a difesa dell’adiacente ponte romano, tra le quali venne realizzato un arco di trionfo di mirabile fattura, demolito all’epoca di Carlo V per motivi militari.

Durante il conflitto tra Svevi e Angioini la città subì continui attacchi che portarono alla demolizione e ricostruzione delle mura e di alcuni edifici cittadini.

Con l’ascesa degli Angioini, la città divenne sede Della “Magna Curia” incrementando ulteriormente la sua importanza nell’amministrazione regia. In epoca aragonese, Capua visse un periodo molto tranquillo, visitata spesso dal Re, divenendo così anche un importante centro culturale.

Durante il regno di Federico I d’Aragona (incoronato nel duomo cittadino) la città fu scossa da un evento drammatico: il Sacco di Capua del 1501 ad opera di Cesare Borgia. I capuani, stremati da un lungo assedio, aprirono le porte della città alle truppe di Cesare Borgia, perché quest’ultimo aveva promesso di risparmiare gli assediati se questi si fossero arresi. Invece, appena l’esercito fu all’interno della città Borgia diede ordine ai suoi uomini di cominciare il saccheggio. Durante questo tragico evento morirono alcune migliaia di capuani.

Con l’avvento degli spagnoli l’importanza politica di Capua venne ridimensionata drasticamente, anche se rimase un insediamento prospero dotato di piazzaforte.


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